Dopo il sit-in dei presidenti e dei direttori dei Parchi nazionali,                  scendono in campo anche le associazioni WWF e LIPU con i loro           migliaia di volontari, dipendenti, educatori ambientali, addetti alla        vigilanza ed esperti, per dire no ai tagli previsti dalla finanziaria.

“Io vivevo nel Parco”

questo avrebbero detto, per gli attivisti del WWF, gli animali di uno dei 23 Parchi nazionali del nostro Paese, che si estendono per un’area che occupa circa il 5% del territorio italiano, e che rischiano di scomparire.

Il taglio del 50% dei fondi destinati alla tutela e al mantenimento delle aree protette mette a repentaglio la vita stessa dei Parchi e delle decine di migliaia di specie animali e vegetali che li abitano. Addio quindi al cerbiatto, al lupo, all’orso marsicano, ai simboli della natura italiana. Senza contare i benefici in termini di ossigeno, di qualità dell’aria, dell’acqua, di rischio idrogeologico che l’esistenza dei Parchi apportano a noi “della città”. Il taglio previsto dalla manovra economica è di 25 milioni di euro, esattamente l’equivalente di mezzo caffè al giorno per ogni italiano, ci si può rinunciare, no? Come ribadiscono i portavoce di WWF e LIPU