Archive for febbraio, 2010


panda giganti

Qualche giorno fa abbiamo riportato l’appello del WWF per salvare la tigre. Nonostante la sua immagine così forte, in realtà per l’associazione animalista si tratta della specie più fragile di tutte. Così fragile da rischiare di sparire per sempre. Ma purtroppo non è l’unica.

Con l’inizio del nuovo anno il WWF ha voluto stilare una specie di triste classifica delle 10 specie più a rischio nel 2010. E se il primo posto della tigre vi ha sorpreso, rimarrete a bocca aperta anche in altri casi. La posizione più bassa spetta al panda gigante. L’animale, che è il simbolo vivente degli animali a rischio estinzione, è presente nella lista praticamente da sempre. Quest’anno però lascia i primi posti perché, grazie all’azione di molti, ha ricominciato a riprodursi. Ad oggi si contano circa 1.600 esemplari in tutto il mondo. Non sono tantissimi, ma la situazione è migliore di qualche decennio fa.

Al nono posto troviamo un altro di quegli animali che, a prima vista, sembrano solidi: il rinoceronte di Java. Con soltanto 60 esemplari presenti in due località separate, questo pachiderma rischia di sparire molto presto. La sua condanna a morte è ovviamente il corno, molto ricercato dai bracconieri, ma anche le sue proprietà fondamentali per la medicina tradizionale cinese.

A seguire troviamo la farfalla monarca, che conta milioni di esemplari, ma che, con la sparizione del suo habitat naturale, potrebbe decimarsi molto in fretta; il gorilla di montagna, rimasto con solo 720 esemplari in tutto il mondo, anch’esso a rischio per la perdita di habitat; il tonno rosso, stimato come a rischio estinzione in soli 3 anni a causa della pesca indiscriminata con tecniche illegali; la tartaruga liuto, vissuta sulla Terra per oltre 100 milioni di anni, ma oggi a rischio estinzione con soli 2.300 esemplari femmina; ed il pinguino di magellano, a rischio per il riscaldamento globale che sta facendo diminuire la disponibilità di pesci di cui si nutre, e che rischia di veder sparire 12 delle 17 specie al mondo in pochi anni.

Sul gradino più basso del poco invidiabile podio c’è il tricheco del Pacifico. Questo enorme animale vive nelle acque dell’Alaska ma lì, tra lo sfruttamento massiccio del territorio ed il riscaldamento globale, sta vedendo il suo territorio sempre più ristretto. Infine, il secondo animale più a rischio estinzione, prima della tigre, è l’immancabile orso polare. Purtroppo, nonostante gli sforzi, questo bellissimo orso bianco continua a rischiare la propria sopravvivenza perché le temperature del mondo troppo alte lo mettono in pericolo talmente tanto da far essere certi gli esperti del WWF della sua estinzione entro la fine di questo secolo.

canili lager

Cani denutriti, malati, abbandonati, chiusi a vita in

gabbiette miserabili, spenti. L’immagine è quella del

canile-lager. Ogni tanto un servizio al TG racconta che

la Forestale è arrivata e ne ha sequestrato uno. Già, ma

perché? Perché dietro i cani randagi in Italia c’è uno

sporco business.

Come spesso succede con le storie italiane, si comincia

animati dalle migliori intenzioni e si finisce in un buco

nero. Con i cani randagi, ad esempio, nel 1991 si decide

che non devono più essere soppressi, ma ospitati in

strutture pubbliche, ben tenuti, sterilizzati, in attesa di

una famiglia che li prenda in affidamento o che morte

naturale sopravvenga. Siamo finiti, 16 anni dopo, che ci

sono circa 500 canili privati che tengono in gabbia 230

mila cani, stipulando grasse convenzioni con ASL o

Comuni.500 milioni di euro un fiume di denaro

pubblico se ne va dietro ai randagi.

Più un cane è malnutrito, più il titolare del canile ci

guadagna con la cresta sulle rette. Prima un cane

muore, meglio è: il titolare guadagna 50-75 euro ogni

carcassa smaltita. Prima si libera un posto nel canile, e

un altro cane viene «accalappiato», meglio è: il titolare

del canile guadagnerà altri 30-45 euro per

l’accalappiamento. Ci sono canili dove ogni anno muore

la metà dei cani e subito li rimpiazzano. Ecco spiegato il

giallo delle cifre stratosferiche.

Il business dei canili è questo. L’ultimo sequestro è di

qualche giorno fa, a Taranto. Se ne occupa una sezione

della Forestale, il Nirda ,Nucleo investigativo per i reati

a danno degli animali. Il 45% dei 600 cani «ospiti» era

affetto da infezioni; una grande parte aveva tumori;

quasi tutti i maschi non erano stati sterilizzati. E ancora:

reti sconnesse, punte acuminate, magazzino del cibo

infestato da topi, nessun riparo contro le intemperie. In

una fossa comune poco distante gli esperti della

Forestale hanno trovato un centinaio di carcasse. Di

veterinari, nemmeno a parlarne. Ora i titolari sono

indagati per diversi reati, dal maltrattamento alla

detenzione di animali in condizioni inidonee, alla

gestione di discarica abusiva e smaltimento illegale di

rifiuti speciali. Altri 700 cani trovati in condizioni

miserrime. Cibo poco e uguale per tutti. Pulizia

sommaria una volta al giorno con la pompa a pressione

e per il resto vivevano negli escrementi. E morivano.

Il sindaco Luciana Perfetti, è stata nominata custode

giudiziaria: «I canili secondo la legge dovevano essere

un punto di transito. Un qualcosa di temporaneo ed

eccezionale. Invece la realtà è un po’ diversa. E’ un fatto

che qui fosse poco il personale addetto alla cura».

Tutta questa crudeltà, questo abbandono, non si

spiegano però se non si guarda al business che prospera

dietro i canili. Come racconta con Maria Salvucci,

presidente di una combattiva associazione animalista, la

Canili del Lazio Onlus: «In alcune strutture i cani

dormono sul cemento, mangiano crocchette che

vengono gettate per terra e dividono la gabbia con 10 o

più animali. In queste condizioni le leggi del branco

sono durissime e solo i più forti riescono a mangiare e

sono destinati a sopravvivere. Almeno fino a quando

non venga accalappiato ed introdotto nel gruppo un

cane più forte. I combattimenti e gli sbranamenti sono

all’ordine del giorno e rappresentano una delle cause

principali di morte».

A forza di risparmiare su tutto, si finisce per far vivere

male decine di migliaia di cani. Com’è possibile che in

Puglia ci siano 61 mila cani chiusi in gabbia a fronte di

142 mila registrati in famiglia, e che in Campania i cani

accalappiati siano 81 mila contro 223 mila, mentre in

Toscana sono appena 4 mila contro 357 mila? Oppure

che in Lombardia ci siano 2600 cani in gabbia e 413

mila in famiglia? La risposta è semplice. «Purtroppo al

Sud, molti di questi canili sono di fatto in mano alla

criminalità e le ASL, per forza di cose, non sono in grado

di effettuare i controlli».

Maria Rosaria Esposito guida il Nucleo investigativo del

Corpo Forestale. «Su questo sottobosco di situazioni che

si sono venute a creare stiamo effettuando un

monitoraggio su base nazionale. Finora siamo

intervenuti un po’ dappertutto: nel Lazio, in Friuli, in

Veneto, Emilia, Toscana, Marche, Campania e

Calabria.Per fortuna ci sono moltissimi volontari che ci

aiutano con un flusso continuo di denunce»



Molti cani vengono

abbandonati per

strada…  ci

sono cani che anche se

sono stati mandati via

a calci dalla macchina

, quando riparte, la seguono non ostante

tutto e dopo un po’ non sanno

più cosa fare e si perdono e la maggior parte si “suicida”


per questo.. non abbandonare mai un cane ma ricambiate quella fedeltà che lui dimostra (per tutta la vita e nn solo per un anno)

verso di voi.

swimming_pbear_beaufort.jpg
In questo periodo si sta facendo sempre più pressante un problema prima di tutto morale, ma da un certo verso anche materiale, che sta facendo preoccupare la gente di tutto il mondo. Per dirla in breve, gli orsi polari sono a rischio estinzione, hanno bisogno fondamentale dei ghiacci che costituiscono il loro territorio nel circolo polare artico. Il problema è che quella zona è ricca di giacimenti di petrolio che, se sfruttati, farebbero abbassare il prezzo del greggio.
Quindi che fare? Dar ragione alle nostre tasche, rischiando di veder aumentare a livelli stratosferici il prezzo della benzina, o salvare la vita a quelle poche decine di rappresentanti degli orsi polari? La decisione finale spetta ad uno degli uomini meno amati della terra, George W. Bush, che negli ultimi mesi del suo mandato ha avuto una svolta ecologista. Ma sarà sufficiente per salvare la vita all’orso bruno?

Il problema è sorto all’inizio dello scorso anno, quando Greenpeace chiese alla comunità internazionale, ed in particolare al Governo Americano, di riconoscere la specie degli orsi polari a rischio estinzione. Grazie agli accordi internazionali, quando una specie viene dichiarata a rischio ottiene una serie di aiuti per tutelarla, che vanno dal divieto di caccia alla tutela del loro habitat naturale.

Riprendo la mia morale preferita oggi, l’ecologia degli Indiani d’America: cosa è giusto prendere dalla Natura perchè necessario alla sopravvivenza della nostra specie e cosa invece è un inutile sfregio, un bagno di sangue ingiustificato che rende l’uomo la più crudele tra le creature viventi.
Vi abbiamo mostrato molti crimini perpetrati ai danni degli animali dagli esseri umani: cuccioli di foca uccisi con uncini aguzzi, tigri scuoiate a testa in giù come maiali, a far da pasto a ricchi cinesi, elefanti martoriati per ottenere avorio, balene dissanguate per una sciocca tradizione, orsi torturati a vita per estrarne bile.

Ebbene, non so decidere quali di questi massacri sia il più efferato, credo siano tutti di una disumanità insopportabile, ma certamente posso dirvi che le immagini che sto per mostrarvi sono tra le più terribili che io abbia mai visto, mi hanno scosso profondamente e spero riescano a smuovere le coscienze di chiunque acquisti una pelliccia e pensi di essersi accaparrato un bene di lusso.

Vi faccio solo un nome: Giorgio Armani. A quanto pare era entrato a far parte degli stilisti che non usavano il pelo degli animali nella creazioni, ma quest’anno ha presentato una collezione che è piena di pelliccia in ogni capo, nelle gonne, nelle giacche e persino nei cappotti dei bambini.

(abbasso armani bugiardo)

(no fur 4 everrrrrrrrrrrrrrrrrr)

Il problema dell’abuso di cavie animali, come conigli, roditori, gatti e scimmie nella ricerca scientifica, è da sempre un tema molto caro a noi di Ecologiae.
Se è inevitabile riconoscere l’utilità dell’utilizzare test sugli animali per sperimentare nuove cure contro le malattie più rare e mortali per l’uomo, non possiamo che scandalizzarci quando si fa soffrire un coniglio solo per testare l’efficacia dell’ennesima lacca per capelli o di un prodotto depilatorio, come vi abbiamo mostrato nelle raccapriccianti immagini diffuse da Petatv, la televisione che difende i diritti degli animali dai soprusi dell’uomo.

Dopo la mobilitazione di numerose associazioni, in primis la Lav (Lega Antivivisezione), di numerosi rappresentanti dello star system, dell’opinione pubblica mondiale, e più in generale di tutti gli animalisti, qualcosa sembra muoversi anche in Europa.
A Bruxelles, infatti, l’Unione si è pronunciata contro l’utilizzo delle scimmie nella ricerca scientifica, salvo in casi rari, previa autorizzazione speciale concessa a favore di ricerche che si rivelino effettivamente fondamentali per la sopravvivenza della specie umana e per debellare gravi malattie.

Al momento si tratta di una proposta, presentata in Commissione, che mira ad aggiornare le dispositive vigenti che risalgono a ventidue anni fa, ormai obsolete.
Occorre una risposta concreta, che metta un freno alle sperimentazioni assurde e non necessarie, una sofferenza atroce per molti animali, priva di ogni fine scientifico. Se verrà approvato da Consiglio e Parlamento, il decreto restrittivo metterà in salvo dai test scientifici tutte le scimmie, dagli scimpanzè agli orangutango.

Questo è davvero troppo. Conferenze stampa, comunicati, discussioni, querele. Per difendere embrioni che verranno buttati via, la vita. Che potrebbero invece essere utili per salvarne milioni di vite. Per la Chiesa, per i moralisti (falsi, tra l’altro) tutto è peccato. Persino la masturbazione, perchè spreca gli spermatozoi, la vita. Ebbene, ma Dio non ha creato certo le scimmie perchè venissero torturate dagli uomini per curare le malattie che l’uomo stesso ha creato con la sua forza distruttrice. Non è vita, non sono esseri viventi anche questi? Più di una cellula o dello sperma?

Quello che avviene nei laboratori sperimentali è vergognoso. Sono crimini orrendi contro creature indifese. E la maggior parte delle volte si tratta di esperimenti inutili, perchè l’uomo non ha le stesse reazioni dei primati ai farmaci e alle terapie, e quindi una sperimentazione sull’uomo è comunque necessaria prima di accertare la validità del farmaco. A che serve allora torturare prima le scimmie? Giudicate voi da queste immagini, registrare a Covance, negli Stati Uniti, da un infiltrato della Peta Tv, che si è fatto assumere come tecnico dalla società per poi registrare dall’interno questi orrori e documentare quello che accade alle cavie.

Spesso dal dolore le scimmie si automutilano, e gli viene data una semplice aspirina, per placare sofferenze che forse nemmeno la morfina riuscirebbe a sedare. Tutto questo quando la medicina, la scienza ha dimostrato che con le staminali dell’uomo si può fare di tutto, potremmo ricreare il nostro sistema immunitario come nuovo, distruggere le malattie autoimmuni, tramite la manipolazione genetica potremmo nascere senza i geni che provocano alcuni tipi di cancro. Tutto ci è possibile, se solo ci fosse una maggiore apertura verso queso tipo di ricerca.

(credetemi  dopo aver visto un video su queste scimmie nei laboratori .. mi veniva da vomitare, e ho provato rabbia e tristezza per quelle povere bestie )avvertimento: non guardate il video, è troppo forte per i deboli di cuore !

mattanza canadese

La Primavera è iniziata da pochi giorni, e già si traccia un primo tragico bilancio dopo la riapertura della caccia alla foca in Canada, mattanza che si ripete ciclicamente ogni anno, toccando soprattutto i cuccioli della specie per via del pregiato mantello di alto valore commerciale che li rende prede più appetibili per i cacciatori.
Un’economia come al solito senza scrupoli è alla base del bagno di sangue di un’intera specie animale, con cifre impressionanti diffuse in questi giorni dall’International Fund for Animal Welfare che parlano di 17.000 esemplari sterminati in Canada soltanto nei primi due giorni di caccia.

La mattanza ha preso il via nei giorni scorsi nell’area della Magdalen Island, per poi estendersi al territorio delle vicine Maritime Islands. Clare Sterling, che fa parte dell’IFAW Stop the Seal Hunt, è riuscita ad ottenere alcune immagini della recente strage a Charlottetown, foto che hanno fatto il giro dei blog di tutto il  mondo, con l’intento di sensibilizzare e diffondere purtroppo anche quest’anno quanto accade in Canada.

le foche sono salve …

(paul mc cartney alle prese con un cucciolo di foca)è dolce o no??

Quei piccoli cuccioli di foca che hanno commosso il mondo, con i loro sguardi innocenti e spauriti prima di ricevere quella bastonata fatale, hanno ottenuto una grande vittoria. Al fine di fermare la strage di questi bellissimi animali, l’Unione Europea ha approvato a larga maggioranza, 550 voti favorevoli, 49 contrari e 41 astensioni, un regolamento che vieta, all’interno di tutti i Paesi dell’Unione, di commercializzare i derivati delle foche, come le pellicce e la carne. Con le dovute eccezioni.

Esistono infatti delle popolazioni, chiamate eschimesi o inuit, che hanno come fonte principale per il loro sostentamento la commercializzazione di questi prodotti. In questo caso, l’Unione Europea prevede la possibilità di farlo. Infatti i prodotti importati potranno entrare soltanto in tre casi: se provenienti dalle attività inuit per la loro sussistenza, se i fini della caccia avranno una gestione sostenibile delle risorse marine, oppure se le merci importate saranno souvenir di viaggi in quelle zone.

Su questo punto si è a lungo dibattuto, in quanto chiunque potrebbe “eccedere” con i souvenir, e ritornare a cacciare come già si fa da anni. E allora alla dogana ci sarà la valutazione della quantità di materiale importata, in quanto, se eccederà una certa soglia, stabilita da ogni Stato, prevista per i ricordi delle vacanze, essa sarà considerata commercializzabile, e quindi fuorilegge.

strage di delfini grazie ai militari!!

delfini-spiaggiati

Un’indagine nel Regno Unito sulla più grande massa di delfini mai arenatasi sulle coste britanniche ha individuato nell’attività militare la causa più probabile, anche se non unica, di questo fenomeno. Ventisei delfini comuni sono morti dopo essere bloccati nell’estuario Fal, in Cornovaglia, a sud-ovest dell’Inghilterra, il 9 giugno 2008, mentre un numero simile sono stati reimmessi nel mare dai volontari.

L’inchiesta sulla causa della loro morte, effettuata da Paul Jepson della Zoological Society di Londra e dai suoi colleghi, ha escluso un lungo elenco di possibili cause come le malattie infettive, l’inquinamento, qualche malattia da decompressione, un attacco da orche e delfini dal naso a bottiglia, e l’alta intensità acustica da input sismico o da fonti naturali.

Tuttavia, i documenti ottenuti nel quadro del UK Freedom of Information Act hanno fornito ai ricercatori l’accesso senza precedenti ai dati della marina militare sulle registrazioni delle attività nella zona. Mentre non vi sono prove di danni fisici ai delfini causati da sonar, Jepson afferma che:

ciò che sappiamo è che c’è stato un incagliamento di massa vicino ad un’esercitazione navale, mentre abbiamo escluso tutte le altre possibili cause.

La marina del Regno Unito stava conducendo esercitazioni nella zona alcuni giorni prima del disastro. Jepson ha ipotizzato che questo può avere spinto i delfini più vicini a terra rispetto al normale, a causa di qualcosa che li ha mandati in panico, spingendoli fino alla spiaggia.

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