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PASSO A PASSO…

Salve sono di nuovosfsaveanimals… questo articolo parla di come possiamo con piccole azioni farne grandi!

1. raccolta differenziata :                                                                                                         la raccolta differenziata è importante,  perchè se si metesse tutto insieme , sarebbe difficile la decomposizione dell’organico a causa del tempo impiegato che è diverso. è anche  necessario che i rifiuti possano essere riutilizzati,  ma questo è possibile solo se c’è la raccolta differenziata perchè ogni materiale deve stare con il proprio per essere riutilizzato.L’umanita è la specie più consumatrice e con questo dobbiamo stare attenti perchè il troppo spreco, sopratutto della plastica che produce gas tossici, puo portare al elevamento dell’inquinamento nell’aria , e anche per produrre tanta perchè potrebbe diventare un porblema. Poi i riufiuti sono importanti anche se utilizzati per produrre energia da essi! fatelo per l’ambiente

2. le buste di plastica                                                                                                                    le buste di plastica non vanno bene perchè ogni volta chetorniamo dal supermrcato finita la spesa continuiamo riempendo la caseadi borse di plastica… non va bene perchè, si certo adesso hanno fatto quelle biologiche, ma sono nocive per l’ambiente!!possiamocombattere quest’inquinamento tenendo solo poche buste di plastica o meglio ancorauna sola borsa di tela.

3.non buttare le sigarette per tera!!:                                                                                      è indispensabile fumare??? certo che no ma a certa gente piace perchè li rilasa.. ok certonon dico che tutti DOBBIAMOsmettere id fumare ma che dovremmo perchè auel fumo “contribuisce” con l’inquinamento dell’atmosfera… se non potete fanne ameno almeno non buttate le sigarette a terra e per di più accese… le nostre città purtroppo hanno in ogni singolo metro quadrato 1 o 2 sigarette questo non va bene ! eppure c’è la spazzatura a posta ovviamente quella apposita per le sigarette nn sarebbe una grande idea buttarle dentro quelle normali…  tra qualcheanno verràformato il gruppo ASAEN  per rimediare a questo e saranno messi questi appositi cestini per le sigarette.

queste piccolecose possono dare grossi cambiamenti!!! seguite i nostri consigli anche per il nostro e il vostro benessere!! salve a tutti

Biodiversità. 193 paesi a Nagoya al capezzale del pianeta

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Da lunedì Convenzione per fermare declino specie

Parigi, 15 ott. (Apcom-Nuova Energia) – Come fermare la perdita di specie animali e vegetali, la lenta distruzione della biodiversità, “tessuto vivente del pianeta”? I rappresentanti di 193 paesi si incontrano da lunedì a Nagoya, In Giappone, per tentare di dare delle risposte. La decima Conferenza dei partecipanti alla Convenzione sulla diversità biologica riunisce per 12 giorni i paesi che hanno firmato il trattato al summit della Terra di Rio nel 1992. Sfruttamento eccessivo delle risorse, inquinamento, modifiche degli habitat, specie esotiche invasive, cambiamento climatico: il tasso di estinzione delle specie di animali e vegetali è “ormai 1.000 volte superiore” al tasso storicamente noto fino a oggi, ricorda l’Onu. Una specie anfibia su tre, un uccello su otto, più di un mammifero su cinque e più di una specie di conifera su quattro sono minacciate di estinzione. L’impoverimento riguarda anche il patrimonio genetico e gli ecosistemi, rappresentando una minacci per molti settori, primo tra tutti l’alimentazione. Cosa ci si può attendere dalla grande kermesse ambientale di Nagoya, evento di punta dell’anno mondiale della biodiversità, dopo l’amara chiusa del vertice di Copenaghen sul clima dello scorso anno? Sul tavolo dei negoziati tra grossi dossier: nuovi obiettivi per fermare il declino delle specie entro il 2020, un accordo internazionale sulle condizioni di accesso delle industrie del nor del mondo alle risorse genetiche del Sud, un progetto di aiuti ai paesi più poveri per la protezione delle risorse naturali. La ricerca di un quadro giuridico condiviso su una ripartizione equa dei benefici tratti dallo sfruttamento delle risorse genetiche – soprattutto delle piante, con l’utilizzo in farmacia, chimica, o cosmetica – sarà al centro del dibattito. La firma – o meno – di un “protocollo ABS” (accesso e condivisione dei vantaggi), il cui negoziato è partito nel 2002, sarà il segnale più chiaro di un successo – o di un fallimento – dell’appuntamento di Nagoya. Gli ultimi negoziati sul tema, a settembre a Montreal, si sono chiusi con una nota negativa: il testo di una ventina di pagine che servirà da base a Nagoya è farcito di parentesi su altrettanti punti sensibili ancora da concordare, come campo d’applicazione e retroattività.

parchi nazionali e finanza, di nuovo proteste

Dopo il sit-in dei presidenti e dei direttori dei Parchi nazionali,                  scendono in campo anche le associazioni WWF e LIPU con i loro           migliaia di volontari, dipendenti, educatori ambientali, addetti alla        vigilanza ed esperti, per dire no ai tagli previsti dalla finanziaria.

“Io vivevo nel Parco”

questo avrebbero detto, per gli attivisti del WWF, gli animali di uno dei 23 Parchi nazionali del nostro Paese, che si estendono per un’area che occupa circa il 5% del territorio italiano, e che rischiano di scomparire.

Il taglio del 50% dei fondi destinati alla tutela e al mantenimento delle aree protette mette a repentaglio la vita stessa dei Parchi e delle decine di migliaia di specie animali e vegetali che li abitano. Addio quindi al cerbiatto, al lupo, all’orso marsicano, ai simboli della natura italiana. Senza contare i benefici in termini di ossigeno, di qualità dell’aria, dell’acqua, di rischio idrogeologico che l’esistenza dei Parchi apportano a noi “della città”. Il taglio previsto dalla manovra economica è di 25 milioni di euro, esattamente l’equivalente di mezzo caffè al giorno per ogni italiano, ci si può rinunciare, no? Come ribadiscono i portavoce di WWF e LIPU

BP tartarughe bruciate vive marea nera

tartarughe bruciate vive BP

Ne parla il Guardian e lo conferma l’amministrazione Obama: non è una bufala, nel tentativo di rimediare la BP non si preoccupa affatto di evitare di uccidere altri animali. D’altra parte, cosa ci aspettavamo, da un’azienda che risparmia sulle misure di sicurezza e pensa a farsi pubblicità e a spartirsi i dividendi dopo un disastro simile?

Decine e decine di tartarughe che hanno avuto la sola sfortuna di affiorare all’interno di una chiazza dove vengono praticati gli incendi controllati: la BP, per evitare di perdere altro tempo, ostacola il salvataggio delle tartarughe da parte delle associazioni ambientaliste  e le fa letteralmente finire nei roghi mentre sono ancora in vita. Le tartarughe muoiono arse vive. E ci perdonerete se non usiamo mezzi termini ma questa è la fine che dovrebbero fare i responsabili di tutto questo. Non animali innocenti. Tra le altre cose, si tratta della tartaruga marina di Kemp’s Ridley, al primo posto tra le cinque specie più rare che si trovano nel Golfo del Messico. Prima il petrolio, ora il fuoco, la sopravvivenza della specie è sempre più a rischio. Le barche degli ambientalisti, che tentano di salvare gli animali intrappolati, vengono respinte dalla BP.

la decisione stupida dei politici!

Il nostro “grande e bravo” ( per dire ) presidente, da un po’ di mesi vuole introdurre in Italia delle “belle” centrali nucleari… il guaio + grande è che questo presidente l’abbiamo votato proprio noi!!!! …    ma sai cosa rispondiamo noi? vai a ******    spero che abbiate capito, perche uno può dire: a va beh! non è nellla mia regione ! ma non è così da nessuna parte si dovrebbe fare, perchè non ci fa piu ricchi avere scorie nel nostro paese o altre sostanze che non fanno bene alla nostra salute!! non ci fa potenti,ci fa idioti!!! quindi facciamo capire che il nostro paese è intelligente!!! vi prego ve lo dicono delle ecologiste!!! non votate i politici che dicono si al nucleare!!!

panda giganti

Qualche giorno fa abbiamo riportato l’appello del WWF per salvare la tigre. Nonostante la sua immagine così forte, in realtà per l’associazione animalista si tratta della specie più fragile di tutte. Così fragile da rischiare di sparire per sempre. Ma purtroppo non è l’unica.

Con l’inizio del nuovo anno il WWF ha voluto stilare una specie di triste classifica delle 10 specie più a rischio nel 2010. E se il primo posto della tigre vi ha sorpreso, rimarrete a bocca aperta anche in altri casi. La posizione più bassa spetta al panda gigante. L’animale, che è il simbolo vivente degli animali a rischio estinzione, è presente nella lista praticamente da sempre. Quest’anno però lascia i primi posti perché, grazie all’azione di molti, ha ricominciato a riprodursi. Ad oggi si contano circa 1.600 esemplari in tutto il mondo. Non sono tantissimi, ma la situazione è migliore di qualche decennio fa.

Al nono posto troviamo un altro di quegli animali che, a prima vista, sembrano solidi: il rinoceronte di Java. Con soltanto 60 esemplari presenti in due località separate, questo pachiderma rischia di sparire molto presto. La sua condanna a morte è ovviamente il corno, molto ricercato dai bracconieri, ma anche le sue proprietà fondamentali per la medicina tradizionale cinese.

A seguire troviamo la farfalla monarca, che conta milioni di esemplari, ma che, con la sparizione del suo habitat naturale, potrebbe decimarsi molto in fretta; il gorilla di montagna, rimasto con solo 720 esemplari in tutto il mondo, anch’esso a rischio per la perdita di habitat; il tonno rosso, stimato come a rischio estinzione in soli 3 anni a causa della pesca indiscriminata con tecniche illegali; la tartaruga liuto, vissuta sulla Terra per oltre 100 milioni di anni, ma oggi a rischio estinzione con soli 2.300 esemplari femmina; ed il pinguino di magellano, a rischio per il riscaldamento globale che sta facendo diminuire la disponibilità di pesci di cui si nutre, e che rischia di veder sparire 12 delle 17 specie al mondo in pochi anni.

Sul gradino più basso del poco invidiabile podio c’è il tricheco del Pacifico. Questo enorme animale vive nelle acque dell’Alaska ma lì, tra lo sfruttamento massiccio del territorio ed il riscaldamento globale, sta vedendo il suo territorio sempre più ristretto. Infine, il secondo animale più a rischio estinzione, prima della tigre, è l’immancabile orso polare. Purtroppo, nonostante gli sforzi, questo bellissimo orso bianco continua a rischiare la propria sopravvivenza perché le temperature del mondo troppo alte lo mettono in pericolo talmente tanto da far essere certi gli esperti del WWF della sua estinzione entro la fine di questo secolo.

canili lager

Cani denutriti, malati, abbandonati, chiusi a vita in

gabbiette miserabili, spenti. L’immagine è quella del

canile-lager. Ogni tanto un servizio al TG racconta che

la Forestale è arrivata e ne ha sequestrato uno. Già, ma

perché? Perché dietro i cani randagi in Italia c’è uno

sporco business.

Come spesso succede con le storie italiane, si comincia

animati dalle migliori intenzioni e si finisce in un buco

nero. Con i cani randagi, ad esempio, nel 1991 si decide

che non devono più essere soppressi, ma ospitati in

strutture pubbliche, ben tenuti, sterilizzati, in attesa di

una famiglia che li prenda in affidamento o che morte

naturale sopravvenga. Siamo finiti, 16 anni dopo, che ci

sono circa 500 canili privati che tengono in gabbia 230

mila cani, stipulando grasse convenzioni con ASL o

Comuni.500 milioni di euro un fiume di denaro

pubblico se ne va dietro ai randagi.

Più un cane è malnutrito, più il titolare del canile ci

guadagna con la cresta sulle rette. Prima un cane

muore, meglio è: il titolare guadagna 50-75 euro ogni

carcassa smaltita. Prima si libera un posto nel canile, e

un altro cane viene «accalappiato», meglio è: il titolare

del canile guadagnerà altri 30-45 euro per

l’accalappiamento. Ci sono canili dove ogni anno muore

la metà dei cani e subito li rimpiazzano. Ecco spiegato il

giallo delle cifre stratosferiche.

Il business dei canili è questo. L’ultimo sequestro è di

qualche giorno fa, a Taranto. Se ne occupa una sezione

della Forestale, il Nirda ,Nucleo investigativo per i reati

a danno degli animali. Il 45% dei 600 cani «ospiti» era

affetto da infezioni; una grande parte aveva tumori;

quasi tutti i maschi non erano stati sterilizzati. E ancora:

reti sconnesse, punte acuminate, magazzino del cibo

infestato da topi, nessun riparo contro le intemperie. In

una fossa comune poco distante gli esperti della

Forestale hanno trovato un centinaio di carcasse. Di

veterinari, nemmeno a parlarne. Ora i titolari sono

indagati per diversi reati, dal maltrattamento alla

detenzione di animali in condizioni inidonee, alla

gestione di discarica abusiva e smaltimento illegale di

rifiuti speciali. Altri 700 cani trovati in condizioni

miserrime. Cibo poco e uguale per tutti. Pulizia

sommaria una volta al giorno con la pompa a pressione

e per il resto vivevano negli escrementi. E morivano.

Il sindaco Luciana Perfetti, è stata nominata custode

giudiziaria: «I canili secondo la legge dovevano essere

un punto di transito. Un qualcosa di temporaneo ed

eccezionale. Invece la realtà è un po’ diversa. E’ un fatto

che qui fosse poco il personale addetto alla cura».

Tutta questa crudeltà, questo abbandono, non si

spiegano però se non si guarda al business che prospera

dietro i canili. Come racconta con Maria Salvucci,

presidente di una combattiva associazione animalista, la

Canili del Lazio Onlus: «In alcune strutture i cani

dormono sul cemento, mangiano crocchette che

vengono gettate per terra e dividono la gabbia con 10 o

più animali. In queste condizioni le leggi del branco

sono durissime e solo i più forti riescono a mangiare e

sono destinati a sopravvivere. Almeno fino a quando

non venga accalappiato ed introdotto nel gruppo un

cane più forte. I combattimenti e gli sbranamenti sono

all’ordine del giorno e rappresentano una delle cause

principali di morte».

A forza di risparmiare su tutto, si finisce per far vivere

male decine di migliaia di cani. Com’è possibile che in

Puglia ci siano 61 mila cani chiusi in gabbia a fronte di

142 mila registrati in famiglia, e che in Campania i cani

accalappiati siano 81 mila contro 223 mila, mentre in

Toscana sono appena 4 mila contro 357 mila? Oppure

che in Lombardia ci siano 2600 cani in gabbia e 413

mila in famiglia? La risposta è semplice. «Purtroppo al

Sud, molti di questi canili sono di fatto in mano alla

criminalità e le ASL, per forza di cose, non sono in grado

di effettuare i controlli».

Maria Rosaria Esposito guida il Nucleo investigativo del

Corpo Forestale. «Su questo sottobosco di situazioni che

si sono venute a creare stiamo effettuando un

monitoraggio su base nazionale. Finora siamo

intervenuti un po’ dappertutto: nel Lazio, in Friuli, in

Veneto, Emilia, Toscana, Marche, Campania e

Calabria.Per fortuna ci sono moltissimi volontari che ci

aiutano con un flusso continuo di denunce»



Molti cani vengono

abbandonati per

strada…  ci

sono cani che anche se

sono stati mandati via

a calci dalla macchina

, quando riparte, la seguono non ostante

tutto e dopo un po’ non sanno

più cosa fare e si perdono e la maggior parte si “suicida”


per questo.. non abbandonare mai un cane ma ricambiate quella fedeltà che lui dimostra (per tutta la vita e nn solo per un anno)

verso di voi.

swimming_pbear_beaufort.jpg
In questo periodo si sta facendo sempre più pressante un problema prima di tutto morale, ma da un certo verso anche materiale, che sta facendo preoccupare la gente di tutto il mondo. Per dirla in breve, gli orsi polari sono a rischio estinzione, hanno bisogno fondamentale dei ghiacci che costituiscono il loro territorio nel circolo polare artico. Il problema è che quella zona è ricca di giacimenti di petrolio che, se sfruttati, farebbero abbassare il prezzo del greggio.
Quindi che fare? Dar ragione alle nostre tasche, rischiando di veder aumentare a livelli stratosferici il prezzo della benzina, o salvare la vita a quelle poche decine di rappresentanti degli orsi polari? La decisione finale spetta ad uno degli uomini meno amati della terra, George W. Bush, che negli ultimi mesi del suo mandato ha avuto una svolta ecologista. Ma sarà sufficiente per salvare la vita all’orso bruno?

Il problema è sorto all’inizio dello scorso anno, quando Greenpeace chiese alla comunità internazionale, ed in particolare al Governo Americano, di riconoscere la specie degli orsi polari a rischio estinzione. Grazie agli accordi internazionali, quando una specie viene dichiarata a rischio ottiene una serie di aiuti per tutelarla, che vanno dal divieto di caccia alla tutela del loro habitat naturale.

Riprendo la mia morale preferita oggi, l’ecologia degli Indiani d’America: cosa è giusto prendere dalla Natura perchè necessario alla sopravvivenza della nostra specie e cosa invece è un inutile sfregio, un bagno di sangue ingiustificato che rende l’uomo la più crudele tra le creature viventi.
Vi abbiamo mostrato molti crimini perpetrati ai danni degli animali dagli esseri umani: cuccioli di foca uccisi con uncini aguzzi, tigri scuoiate a testa in giù come maiali, a far da pasto a ricchi cinesi, elefanti martoriati per ottenere avorio, balene dissanguate per una sciocca tradizione, orsi torturati a vita per estrarne bile.

Ebbene, non so decidere quali di questi massacri sia il più efferato, credo siano tutti di una disumanità insopportabile, ma certamente posso dirvi che le immagini che sto per mostrarvi sono tra le più terribili che io abbia mai visto, mi hanno scosso profondamente e spero riescano a smuovere le coscienze di chiunque acquisti una pelliccia e pensi di essersi accaparrato un bene di lusso.

Vi faccio solo un nome: Giorgio Armani. A quanto pare era entrato a far parte degli stilisti che non usavano il pelo degli animali nella creazioni, ma quest’anno ha presentato una collezione che è piena di pelliccia in ogni capo, nelle gonne, nelle giacche e persino nei cappotti dei bambini.

(abbasso armani bugiardo)

(no fur 4 everrrrrrrrrrrrrrrrrr)

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